Da quando ho iniziato a muovermi per le strade di Damasco, osservando e facendo parte del caos automobilistico, ho subito notato che c’era qualcosa che non andava, un tassello mancante nel traffico sconclusionato della capitale. La varietà dei mezzi di trasporto, dal calesse all’happy bus, dal cavallo all’asino, greggi di pecore gatti spelacchiati e cani randagi, le limousine e i veicoli vintage, nulla apparentemente sembrava mancare, eppure, i conti non mi tornavano. Fino a quando che… ecco! mi sono chiesta: dove sono finite le donne in bicicletta? Nel traffico anarchico della capitale, tra motori in fiamme e autisti impazziti, signore velate, donne ninja o ragazze moderne attraversano la strada senza guardarsi attorno, si incastrano come meglio possono nei sedili posteriori dei tassì, guidano macchine di classe senza un pizzico di educazione o entrano silenziose nei mini service beneficiando della galanteria maschile che giammai le priva di un posto a sedere. Le biciclette a Damasco sono mezzi fatiscenti e primitivi il cui monopolio è esclusivamente maschile. Colorate, arugginite, presidenziali, costellate di bandierine e lucette intermittenti, sotterrate dalle merci più bizzarre, le due ruote non smettono mai di stupire, eppure, le donne non si azzardano a pedalarle.
L’altro giorno, tra un bicchiere di birra e esercizi di socialità, il discorso viene a galla e mi ritrovo a discuterne con Sara, un’amica americana, che dopo aver conosciuto una signora siriana che tutti i fine settimana porta la sua bicicletta in campagna per pedalarla lontana dagli occhi arrapati maschili, ha un’idea in tasca: una biciclettata al femminile per le strade di Damasco. Lo stupore si legge nelle facce dei nostri interlocutori locali che iniziano a boccheggiare di fronte a tale proposta.
Si deve sapere che la bicicletta, in una società sessualmente repressa come quella araba, rappresenta l’emblema dell’erotismo. Tutto nasce dalla natura del sellino, dalla forma bombata che termina con una protuberanza arrotondata, che ci riporta inevitabilmente alle origini della specie associando il comodo accessorio all’organo di riproduzione maschile. Una donna che osa cavalcare ciò che è di dominio maschile per strada sotto gli occhi di tutti deve essere per forza una prostituta, per questo non se ne vede neanche mezza. Le gambe femminili in un inarrestabile movimento, l’esposizione della coscia nell’atto della pedalata guidata dal movimento rotatorio del sedere e la posizione leggermente inclinata verso il manubrio, ci porta ovviamente a ricordare la donna nel momento intimo dell’atto sessuale. Quale marito o fratello lascerebbe mai esporre la propria moglie o sorella alla mercè delle fantasie sessuali della comunità maschile? Ovviamente nessuno. Per questo la donna in bicicletta è tabù. E per questo i nostri amici, per quanto liberali siano, rimangono attoniti e farfugliano risposte insensate.
Eppure, c’è una ragazza in città che ha rotto le regole e che si muove sempre e ovunque in bicicletta. L’ho conosciuta, e le ho stretto la mano. Complimenti. Catalana, giovane e attraente, mi racconta com’è la vita su due ruote. Il traffico fa paura, e si sa, la pericolosità è un’altra ragione per cui le donne arabe, fragili e disattente, non pedalano. Ma naturalmente la donna che possiede poteri sovrafemminili non sfugge agli occhi di nessuno. Il traffico si blocca, laddove la nostra eroina schizza tra veicoli impazziti si apre un varco, la cristallizzazione del sogno erotico maschile rende imbecilli tutti quanti. Ma anche incontrollabili e razzisti. Gli insulti che riceve sono all’ordine del giorno, così come ha imparato a scalciare quelli che vanno completamente fuori controllo, chi le si attacca alla camicetta o chi la rincorre fino a svenire dal fiatone. Perchè Mariam pedala veloce e sfugge a tutto e a tutti.
Assieme a questa perla rara Sara ha deciso di portare a termine il suo progetto e formare un gruppo femminile di cicliste. Una volta alla settimana, le eroine pedaleranno in nome di una rivoluzione femminile che nessuno ha mai preso in considerazione. Non sarà facile, ma qualcuno dovrà pure iniziare. E in una società che corre contro corrente, la donna in bicicletta contribuirà a soffiare, lentamente e con scandalo, la lancetta del tempo verso la Mecca.
la rivoluzione in bicicletta
17 luglio 2009 di lafataigniorante
Strano. Pensavo che come in tutti i paesi “poveri” del mondo la bicicletta venisse usata da tutti. Viva allora la rivoluzione delle biciclette. Bisognerebbe farlo sapere ai nostri Amici della Bicicletta.