Riporto l’abbandono ufficiale del tetto cristiano per la vita nel campo d’azione, lontano dalle comodità della vecchia città, l’inglese che mi distrae e i prezzi alle stelle.
Lo spettro di Abu Musa, che fino a qualche giorno fa mi chiamava giornalmente da Palm Spring per aggiornarmi sulla sua vita mondana in california, e l’eterna lotta contro l’ennesimo scarafaggio mi hanno convinto definitivamente a raggiungere il gruppetto di amici che da circa una settimana ha trovato casa a Yarmuk. Come se non bastasse, coincidenza vuole che il giorno seguente il connazionale in calzamaglia, ovvero mensieur le siculo, trovasse accogliente dimora esattamente nell’appartamento sopra il nostro, con tanto di terrazzina con vegetali, che culla i miei momenti di malinconia da astinenza a luoghi a cielo aperto. Fatto il vicino, porto il valigiame in quello di Yarmuk per riposare le ultime settimane di residenza nella repubblica. A Yarmuk c’è tutto e di più: il micio entra in casa, il vicino ci saluta dal terrazzo e al mercato ti tirano addosso la frutta e la verdura di stagione, da quanto è conveniente e succulenta.
Yarmuk (dal nome di un affluente del fiume Giordano nonchè titolo di una battaglia risalente al lontano 638 tra forze arabo musulmane contro quelle bizantine), considerato campo non ufficiale, ospita la più larga comunità di rifugiati palestinesi in Siria e si trova a 8 kilometri a sud di Damasco. Un’insegna maestosa recita all’entrata “Campo di Yarmuk” ma una volta messo il naso dentro ci si rende conto che di campo c’ha poco o nulla, e dal 1957 – anno in cui le prime tende sono state piazzate – le cose sono decisamente cambiate tanto da renderlo un quartiere come un altro, con tanto di scuole (28), ospedali (4) teatri, una piscina (ovviamente solo per uomini), giardini, centri culturali, vita notturna e un numero crescente di stranieri che vi emigra. Negli anni, le condizioni di vita sono migliorate e oggi il campo è sovrappopolato delle più veriegate specie di rifugiati, le strade – strette come delle calli al confine tra la venezia dalla marea bassa e i quartieri spagnoli – sono coperte di cemento e monnezze a cui com’è di rito ogni tanto gli si dà fuoco, costellate di negozi di ogni tipo che non chiudono mai prima delle due di notte (soprattutto quelli la cui moda dalle vetrine ti prende a pugni negli occhi) e i cui collegamenti col resto della capitale non dormono mai.
Quanto alla nostra casa non si può dire che sia un gioiello ma la compagnia fa il resto e la differenza. Residenti: rifugiato palestinese da Gaza, rifugiato palestinese da Baghdad, cittadino americano, la mezza francese e la mezza spagnola (che corrisponde ad una unità femminile dal nome maria), dunque la sottoscritta. Gli scontri culturali che fanno incendiare le maniere europee sono inevitabili, ed io e la mia fidata, unite nel potere femminile contro la cocciuta resistenza maschile ci facciamo valere. eccome. La poltroneria porta i nostri cari rifugiati di casa ad ignorare il principio elementare basico, ovvero il rispetto e la salvaguardia dell’energia. Lasciare quattordici luce accese mentre si è in casa è di prassi, così come quando si esce almeno due devono rimanere in funzione. per quale motivo? risposta, rullo di tamburi, perchè così quando si torna a casa si vede. Buuuu. State scherzando? esiste un interrutore in entrata che genera luce. vi sembra così impossibile? mi rifiuto di riportare le scuse che mi sorbisco. Purtroppo si tratta di abitudine, e l’abitudine è difficile da perdere. Ricordo mio padre quando ai tempi cercava di inculcarmi il vizio di spegnere qualsiasi lucetta anche solo per andare dalla camera al cesso. Siamo convinte che nna bella lezione serva anche a chi ha avuto la sfiga di vivere nel deserto con gli scorpioni senza speranza di uscirne per mesi. E la televisione, la televisione vista per noia che non ha alcun senso. Una battaglia dura da vincere, ma che teme i nostri nemici. Poi ci sono i fastidiosi problemi tecnici legati alla pigrizia innata degli arabi, quelli con cui si vive e quelli con cui si deve fare i conti, vedi padrone di casa e agente immobiliare che gratta le ascelle, un mix di quelli di fronte al quale vorresti solo spararti (si oggi lo facciamo, no dai domani sicuro, inshaallah dopodomani, e dopo una settimana senza alcun risultato dalle opere di persuasioni passiamo alle persecuzioni). Problemini quotidiniani che hanno causato acqua alta nel cesso (una goduria invidiabile al più smarso dei parchi acquatici) e mancanza di acqua per circa ventiquattore, di quelle in cui boccheggi e non ti allontani dal raggio di azione del ventilatore per nessuna ragione al mondo. Se nel primo caso abbiamo sguazzato nel cesso per un’intera settimana controllando gli sforzi di vomito, nel secondo la salvezza si chiama sicilia, una rampa di scale di pellegrinaggio e la richiesta di asilo per doccia ci è stata data. Della serie Friends made in palestine, con l’unica differenza che donne ninja si muovono misteriose nel palazzo e noi si rispetta col salam ua aleikum prima di strimpellare sul tetto.
Vedi che anche piccoli consigli della fanciullezza sono serviti a qualcosa…… Brava, Bea, cerca di inculcare un minimo di cambiamento di mentalità.